Biacco

Il biacco (Coluber viridiflavus Lacépède, 1789) è un serpente che frequenta i terreni rocciosi, secchi e ben soleggiati, a volte anche i luoghi un po' più umidi come le praterie e le rive dei fiumi.
La sua colorazione è dominata dal nero senza essere tuttavia il colore principale. Il dorso presenta una ventina di linee longitudinali discontinue giallo-verdastre.
La lunghezza è di 1 m - 1,30 m, eccezionalmente può arrivare anche ai 2 m.
Occhio in contatto
con almeno 2 sopralabiali;
vertebre
187-212 nei maschi e 197-217 nelle femmine.
Sottocaudali 97-124
paia nel maschio e 91-119 paia nella femmina. Squame dorsali 19.
Negli adulti la colorazione di fondo delle parti superiori e verde, giallastra.
È una specie diurna. Ha un carattere fiero e aggressivo, pur non essendo velenoso, alle strette preferisce il morso che la fuga. Si nutre principalmente di altri rettili quali lucertole o addirittura vipere, non disdegna le uova di piccoli uccelli o piccoli anuri come rane e rospi.
Lo si incontra nel nord-est della Francia, nel sud della Svizzera, in Italia, in Slovenia e in Croazia.
Non sembra essere minacciata in Italia e, al contrario, pare che sia in espansione nel nord del paese.
Risulta essere comune in tutte le regioni d'Italia.
Quando si trova alle strette e capisce che la sua difesa è inefficace inconsciamente si finge totalmente morto girandosi a pancia in su tutto affusolato, dopo alcuni minuti di tranquillità si rimette in moto.
Coluber, dal sostantivo maschile latino coluber, - bri privo, secondo la maggior parte dei linguisti moderni di connessioni etimologiche evidenti, e utilizzato con il significato di "serpe, serpente", piccolo e di sesso maschile, da poeti e letterati a partire dal I secolo a.C.. Secondo Plauto (227-183 a.C.), la forma lessicale più corretta è colubra (serpe piccola e femmina). Tuttavia, secondo Fumagalli (1889) "coluber" deriverebbe dalla trasformazione in kal- della radice kar- e significherebbe "che striscia"
virdiflavus, da "virdis-e" (verdeggiante) e "flavus" (giallo), colori del soggetto esaminato da Bernard-Germain-Etienne de la Ville-sur-Il-lon, conte di Lacèpedè
Biacco deriva forse dal Longobardo biach (pallido) equivalente al francese beich; si confronti col latino medioevale blaca, attestato a Verona nel 1319. Così erano chiamati "i piccoli serpenti dal corpo pallido trovati nelle zone rurali". Tuttavia l'attuale "biacco" è attinto dal toscano e venne usato per indicare "serpente agilissimo e non velenoso, giallo e verde, macchiettato di nero" da autori come Pascoli, D'Annunzio e Tozzetti