La nespola
era già conosciuta in epoca romana ed ebbe la massima diffusione nel Medio
Evo, quando veniva utilizzata come rimedio per molteplici disturbi, grazie
ai suoi componenti: tannino, sostanze peptiche, vari acidi organici (malico,
acetico, citrico, formico e tartarico), zuccheri e vitamina C.
Con l’imporsi di attività agricole più redditizie si cominciò a trascurare
le piante che non avevano un preciso interesse economico cosiì il nespolo si
trovò sempre meno nei frutteti, mentre continuò ad avere il suo posto nell’hortus
conclusus dei conventi, dove veniva impiegato per produrre gli elisir e i
tonificanti che caratterizzavano la produzione delle erboristerie dei
monasteri e delle abbazie.
La nespola comune ha una polpa bianco-rosata, compatta al momento
della raccolta, che diventa morbida e di colore giallo-arancio intenso dopo
varie settimane, con la maturazione. Tanto piu' il frutto e' acerbo tanto
maggiore e' la quantita' di tannini, molecole ad azione
antiossidante, che danno la sensazione di asciutto in bocca e provocano un
effetto astringente sull’intestino. Al contrario, nel frutto maturo i
tannini si trasformano in zuccheri e il frutto diventa un blando lassativo.
La nespola contiene anche discrete quantita' di acido formico e acetico,
che determinano il gusto acidulo, oltre a fibra alimentare solubile.
