Rana rossa

Nessun altro anfibio europeo mostra una
variabilità di colorazione e punteggiatura paragonabile a quella della Rana
rossa o Rana temporaria Rana temporaria (LINNE
1758). La gamma dei colori di fondo si estende dal bruno giallastro all'oliva,
dal rossiccio al marrone scuro, dal grigio fin quasi al nero; la macchiettatura
può essere più o meno pronunciata, estesa o marmorizzata, oppure mancare
totalmente. Le femmine mostrano di regola una sfumatura tendente al rosso.
La lunghezza media, da 7 a 9 cm, colloca la Rana rossa tra i nostri anfibi più
grandi. Gli individui di dimensioni maggiori possono anche raggiungere i 10 cm
di lunghezza e i 100 g di peso; gli adulti più piccoli misurano attorno ai 6 cm
e pesano appena 20 g.
Modo di vita:
Le rane rosse si dirigono numerose verso il luogo di riproduzione già durante
l'autunno, tra agosto e novembre. Parte degli animali trascorre l'inverno
direttamente nell'acqua, in ambienti ricchi di ossigeno, ad esempio in un
ruscello oppure in uno stagno in prossimità dell'immissario o dell'emissario.
Altri svernano invece nel suolo boschivo e si avviano verso il luogo di
riproduzione quando il ghiaccio inizia a fondere - e spesso finiscono sotto le
ruote delle nostre automobili.
All'inizio dell'attività riproduttiva gli animali giunti allo stagno si
raggruppano dove l'acqua è bassa e il ghiaccio sta fondendo. Lo stagno è infatti
sovente per buona parte ancora gelato e la temperatura dell'acqua si aggira
attorno ai 4 °C. Nelle regioni temperate di pianura il periodo riproduttivo
delle rane rosse può avere inizio già verso la metà di febbraio; il culmine
dell'attività viene però raggiunto di norma attorno alla seconda settimana di
marzo.
I maschi, che arrivano solitamente prima delle femmine, si riuniscono in gruppi
di centinaia, talvolta anche migliaia di individui, formando una o più "arene"
dove iniziano a vocalizzare, emettendo un suono gutturale poco appariscente,
sordo e aspro. I cori di rane rosse sono manifestazioni prettamente serali, ma
possono essere uditi anche di giorno se il tempo è sereno e la temperatura mite.
Le femmine, quando giungono a loro volta allo stagno, vengono prontamente
afferrate dai maschi e agganciate saldamente all'altezza del torace. Alcune ore
(o alcuni giorni) più tardi ha luogo la deposizione delle uova, subito fecondate
dal maschio. A seconda delle dimensioni della femmina l'ammasso gelatinoso può
contenere da 800 a 2500 uova (in alcune regioni fino a 4000). Nel corso della
deposizione le femmine perdono circa un terzo del loro peso corporeo e appaiono
in seguito stremate. In pochi giorni la grande frenesia si calma e molti animali
abbandonano lo specchio d'acqua per disperdersi nei campi e nei boschi
circostanti, dove durante alcune settimane si rifugiano in buche scavate nel
terreno. Una piccola parte della popolazione rimane tuttavia ancora per
settimane allo stagno, comportandosi però in modo schivo, così da passare
pressoché inosservata.
La concentrazione di un numero così elevato di individui in uno spazio molto
ristretto fa sì che anche gli ammassi gelatinosi vengano stipati l'uno accanto
all'altro, tanto da formare un tappeto di uova che può arrivare a coprire
diversi metri quadrati.
Due o tre settimane dopo la deposizione delle uova miriadi di piccole larve
quasi nere, dai grossi ciuffi di branchie finemente ramificate, iniziano a
liberarsi dall'involucro trasparente per poi soffermarsi sulla faccia superiore
degli ammassi gelatinosi ormai vuoti, appro-fittando così della temperatura più
elevata dell'acqua bassa superficiale. La preferenza per le acque poco profonde
può tuttavia avere conseguenze letali sia per le uova, sia per le larve:
infatti, se la primavera è asciutta l'acqua non tarda a ritirarsi e uova e larve
essiccano. Tale evento si rivela però solo raramente disastroso per la
popolazione, poiché viene largamente compensato da un'enorme sovrapproduzione
nelle primavere umide e favorevoli.
Ben presto le branchie esterne della larva scompaiono ed essa si tramuta nel ben
noto girino. Due mesi più tardi - nelle regioni di pianura dunque in giugno - il
girino inizia la metamorfosi che lo trasformerà in una piccola rana terricola.
Il processo comporta enormi modifiche del corpo dell'animale: si sviluppano i
polmoni, scompare il becco corneo del girino divoratore di vegetali e detriti
organici in putrefazione, si allarga la bocca, cresce la lingua estroflessibile
atta alla cattura di insetti, viene riassorbita la coda, appaiono due paia di
zampe, gli occhi si spostano sulla parte superiore della testa e divengono
sporgenti. Nella fase cruciale della metamorfosi, per diversi giorni, gli
animali non assumono alcun cibo.
Se le condizioni atmosferiche si mantengono favorevoli, alla fine di giugno
migliaia di minuscole ranocchiette dalle dimensioni di 12-15 mm abbandonano lo
stagno per diffondersi nei dintorni. Da questo momento e fino al raggiungimento
della maturità sessuale, che avviene di regola dopo tre anni (nelle zone montane
più tardi) le giovani rane rosse conducono una vita estremamente schiva e le si
direbbe quasi svanite nel nulla. Trascorrono infatti tutto questo periodo
lontane dall'acqua e solo all'inizio della quarta primavera fanno infine ritorno
allo stagno dove sono nate. In seguito i maschi e gran parte delle femmine
riappaiono ogni anno; solo un certo numero di femmine, specialmente in montagna,
mostra un ritmo riproduttivo biennale.
In montagna il periodo riproduttivo inizia più tardi che in pianura e può
estendersi fino all'inizio dell'estate, nel caso di inverni molto nevosi anche
fino a luglio. Di norma ciò non causa problemi alle larve, che riescono comunque
a completare la metamorfosi prima del sopraggiungere dell'inverno, poiché la
loro velocità di crescita è maggiore rispetto a quella delle larve di pianura.
Il superamento dell'inverno allo stadio di girino è dunque sempre un caso
eccezionale.
Di regola la maggior parte delle rane rosse si riproduce da 2 a 4 volte nella
vita; ciò indica che gli animali non superano quasi mai i 5-7 anni di età. Solo
raramente capita di osservare qualche "vegliardo" di 8-11 anni.
Habitat e distribuzione:
Non è poi molto esagerato affermare che la Rana rossa è presente un po' ovunque.
La specie colonizza ogni tipo di acque stagnanti o a scorrimento lento, incluse
le superfici umide di dimensioni minime, anche di un solo metro quadrato, magari
in pieno bosco. Vengono evitati solo i torrenti con forte corrente e i bacini
d'acqua con una popolazione ittica elevata. In cave, fossi e altri habitat
simili le rane rosse sono poco numerose, mentre paludi e torbiere si rivelano
habitat ottimali, nei quali sono già state osservate popolazioni con più di
10'000 individui.
Nel corso delle ricerche effettuate per l'allestimento dell'Inventario dei siti
di riproduzione di anfibi della Svizzera è stata riscontrata la presenza della
Rana rossa in più del 70% degli oggetti esaminati. Solo nel Ticino meridionale e
nei dintorni di Ginevra la Rana rossa non è l'anfibio più comune. Nell'area
alpina la specie si spinge fino a 2300 m s.m. nelle Alpi meridionali,
addirittura fino a 2600 m s.m. in Engadina e nel Vallese! Nelle Alpi ticinesi e
vallesane la Rana rossa è spesso l'unico anfibio presente.
La Rana rossa è una delle specie più diffuse d'Europa. Il suo areale comprende
tutta l'Europa centrale e si incunea per un buon tratto in Asia. Essa popola
anche la Scandinavia fino al Capo Nord, dove è nuovamente la sola specie di
anfibio in grado di sopravvivere. Verso il sud il clima diviene ben presto
troppo caldo per le sue esigenze; pare infatti essere assente già nelle zone di
pianura del Ticino meridionale (basso Mendrisiotto). Anche nei Balcani,
nell'Italia centrale, nella Francia meridionale e nei Pirenei la specie evita la
pianura e popola solo le regioni montane. A livello svizzero la Rana rossa
rappresenta a tutt'oggi l'anfibio dominante e non è ancora da considerare
direttamente minacciata.