Leggende e curiosità

Etimologia
Diverse sono le teorie che gli storici hanno formulato nel corso dei tempi sull'origine del nome Soriano e tra queste sembra interessante presentare le principali:
- il vocabolo Soriano trarrebbe origine da una contrazione del termine Sorinianum con il quale sarebbe stato indicato un pagus alle dipendenza di una delle due Surrine: quella Vetus o quella nova;
- il nome esaminato potrebbe indicare appartenenza ad una famiglia romana di nome Sorina, Sornia, Soria, Sergia e simili;
- il termine potrebbe essere di origine etrusca e risulterebbe composto dal vocabolo surus (palo, tronco, bosco) e dalla desinenza ianus (indicante luogo), significando così luogo boscoso;
- la parola Soriano potrebbe avere una qualche relazione con quello del Monte Soratte
In seguito a studi approfonditi, la prima ipotesi è stata scartata sia perché nel luogo preciso dove sorge Soriano non vi sono tracce archeologiche tali da consentire l'individuazione di un centro sviluppo, sia perché l'ubicazione delle due Surrine classi che è stata individuata nel territorio di Viterbo.
Restano, invece, ancora in piedi le altre ipotesi anche se nessuna memoria storica riferisce il nome del nostro borgo fino verso il IX secolo dell'era cristiana.
Soltanto dal X secolo in poi, nel cartario del Monastero di S. Silvestro in capite di Roma, si accenna ad un Sutanum o Surano detto più tardi Castrum Seriani.
Le antiche leggende hanno sempre esercitato un grande fascino e sempre sono state fonte inesauribile d’ispirazione artistica.
Ogni leggenda, infatti, per i suoi confini indefiniti, per il suo prestarsi a molteplici interpretazioni e supposizioni, e per la possibilità che il suo contenuto possa essere vero, si presta ad essere ricordata con passione, curiosità e commozione.

La Vecchietta del Carnaiolo
Al confine tra storia e leggenda sono i fatti del 1489.
Era in quel tempo Castellano di Soriano Didaco di Carvajal, delegato a tale incarico dal Papa Innocenzo VIII.
La sera del 7 novembre 1489, però , il brutale feudatario di Vignanello, conte Pier Paolo Nardini, che sperava di potersi impossessare anche di Soriano, uccise a tradimento il Carvajal e tentò di segnalare ai suoi complici, schierati nelle vicinanze di Soriano, la possibilità di avanzare.
I sorianesi, scoperto subito il tradimento, corsero ad affrontare i sicari del Nardini, battendoli presso un piccolo corso d'acqua che, da allora, prese il nome di "fosso del Buon Incontro"; ma come fecero i bravi paesani ad avere immediato sentore di quanto stava accadendo?
La leggenda vuole che una vecchietta, appunto la "vecchia del carnaiolo", dal suo casolare solitario posto alle falde del Cimino, abbia avvistato una fiaccola accesa, agitata sui merli della Rocca e, insospettita, sia corsa a dare l'allarme ai sorianesi.

Il Fantasma Marcello
Nell'anno del Signore 1559 dimoravano nella Rocca di Soriano Giovanni Caraffa, nipote del Papa Paolo IV e sua moglie Donna Violante Diaz Carlon che, nonostante la perfidia del marito, lo amava profondamente e lo stava per rendere padre per la terza volta.
Ma la pia Violante che risiedeva per volontà del marito nel castello di Gallese, aveva suscitato la passione del cognato Carlo che più volte respinto non tardò a vendicarsi.
Aiutato dal fratello di Violante, Don Ferrante conte di Alife e dal di lei cugino Don Leonardo di Cardines insinuò nella mente di Giovanni il dubbio che la moglie lo tradisse con il maestro di camera Marcello Capece.
Il conte prese a far controllare dai suoi sgherri la donna ed il maestro di camera.
Qualcuno notò che Marcello, nell'ultimo periodo, si attardava nelle stanze del la dama.
Per verità il Capece raccoglieva le pene e le confidenze di donna Violante e soffriva con lei.
Tra i due accusati non vi fu mai altro che compassione, stima e rispetto.
Marcello, tra l'altro, amava una damigella di compagnia di Violante, Diana Brancaccio.
Il conte Giovanni chiese agli accusatori di portare le prove di quanto affermavano.
Marcello Capece e due suoi amici, Gisone e Camilletti, furano trasportati a Soriano e gettati nei sotterranei del castello.
Il 5 agosto fu costituito iI tribunale presieduto da Giovanni Caraffa.
Gisone e Camillett, sottoposti ad orribili torture, confermarono che a corte si diceva che Marcello amoreggiasse con una dama.
Poi fu la volta di Marcello che, nonostante le torture subite, continuò a difendere donna Violante ed a sostenere di amare la giovane Diana Brancaccio.
Anche Diana, su richiesta di Giovanni Caraffa, fu interrogata ma, in preda al dubbio ed all'angoscia, negò di amoreggiare con Marcello Capece.
La tragedia fu così compiuta.
L'8 agosto 1559 il conte uccise con ventisette pugnalate il presunto amante.
Donna Violante fu fatta strangolare il 20 agosto nel palazzo di Gallese per ordine del marito.
Da allora nelle caldi notti d'agosto sospiri e lamenti riempiono i lunghi sotterranei del castello.
E’ il fantasma del povero Marcello che, dopo più di quattrocento anni, piange ancora per la morte della bella Violante e per la vita che gli fu spezzata senza trovare pace.

Il sasso della Donzella
Secondo le antiche narrazioni durante il Medioevo, una giovane ragazza cristiana venne uccisa per essersi rifiutata di sposare un guerriero pagano.
La donzella fu sepolta presso un sasso (da allora chiamato "Sasso della Donzella") insieme al suo corredo: un tesoro di inestimabile valore.
Da allora ne l'uno, né l'altra sono stati mai più ritrovati.

La grotta Rottezia
La leggenda vuole che nella profondissima grotta vicino all'eremo della SS. Trinità si trovi un favoloso tesoro: una chioccia d'oro con dodici pulcini.
Ma, ahimè, tutti coloro che hanno tentato di impadronirsene, una volta entrati nella grotta sono morti di paura per l'improvvisa spegnimento delle torce.
Se il tesoro è ancora lì cosa aspettate? Buona fortuna.
La grotta Rottezia
La leggenda vuole che nella profondissima grotta vicino all'eremo della SS. Trinità si trovi un favoloso tesoro: una chioccia d'oro con dodici pulcini.
Ma, ahimè, tutti coloro che hanno tentato di impadronirsene, una volta entrati nella grotta sono morti di paura per l'improvvisa spegnimento delle torce.
Se il tesoro è ancora lì cosa aspettate? Buona fortuna.



 

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