
Il monte Cimino (mt. 1053 slm.), con i suoi
secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta che lo
ammanta in vetta ed il famoso "sasso naticarello", è la meta ideale per chi
ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe
escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain
bike.
Un'oasi tra il verde dei boschi e l'azzurro del cielo.
Qui ogni stagione riserva un'armonia di colori ed il fascino di un piccolo
mondo che si rinnova: in primavera, con le mille fioriture; in estate, con
la frescura delle foreste; in autunno, con i profumi della vendemmia, delle
caldarroste e dei funghi; in inverno, con il candore della neve.

La chiesa
della SS. Trinità sul Monte Cimino, ormai fatiscente e ridotta ad un
cumulo di rovine, è situata in uno dei luoghi più suggestivi dell'intero
territorio.
Vi si accede attraverso Via delle Bandite e Via G. di Vittorio.
Dell'unito convento nulla più rimane.
La tradizione vuol far risalire la costruzione dell'intero complesso a S.
Agostino d'Ippona (354-430).
Corviano è una vasta zona situata alla sinistra
del torrente Martelluzzo, raggiungibile seguendo una traversa della SS.
Ortana, posta all'altezza del Km.12.
Questo luogo fu abitato fin dalla preistoria, come attestano le ancora
visibili case ipogee poste su pareti tufacee, i fondi di capanna delle età
neolitica e villanoviana, i resti di mura megalitiche intre cinte e le
pestarole (massi con incavi posti a differente altezza in cui venivano
pigiate le uve o raccolto il mosto).
Sparse per il terreno sono tombe a fossa a forma di sarcofago o coperte da
lastre di peperino a sagoma umana.
La Selva di Malano è la zona archeologica di
più rilevante interesse dell'intero territorio.
Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente
raggiungibile con facilità.
La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a
camera, are, urne cinerarie, sancofagi e pestarole.
La maggior parte dei resti risalgono all'epoca romana o al basso medioevo,
ma non mancano reperti etruschi e pensino preistorici.
Tra le particolarità si ricordano il "Sasso del predicatore", luogo
probabilmente destinato al culto e la "tomba del re e della regina".
Si consiglia di visitare le zone in periodo autunnale o invernale.
La parte del territorio comunale, oggi occupata dalla Frazione Chia, fu
abitata fin dal periodo pre-etrusco (case ipogee, tombe a grotta, pozzi
ecc.).
Non lontana è l'affascinante zona archeologica di Santa Cecilia.
Chia, edificata su un colle di natura tufacea,
ebbe, fin dal sec. Xlll, natura prettamente difensiva e rappresenta, ancora
oggi, un tipico esempio d'urbanistica medievale con strette vie ed
abitazioni, non di rado provviste di bastioni.
L'antico feudo, che spesso nelle carte antiche viene denorninato Icea o
Cheggia, fu nel periodo medievale di proprietà della Camera Apostolica e fu
poi da questa ceduto a varie famiglie fra le quali gli Orsini, i Guastapane,
i Colonna fino, in età moderna, i Lante Della Rovere ed i Borghese.
Il borgo conserva, oltre a numerose testimonianze del periodo medievale,
ampie vestigia rinascimentali: le finestre di vari palazzi, il portale della
chiesa parrocchiale della Madonna delle Grazie, ecc.
Non lontano dal centro abitato sorgono, a cavaliere del torrente Vezza,
vicino alla strada che conduce da Orte a Viterbo ed alla superstrada, le
rovine del castello di Collecasale, complesso edilizio medievale del quale
sono visibili la cinta muraria e l’alta torre pentagonale con merli
ghibellini.
La frazione S. Eutizio prende il nome dal
martire cristiano Eutizio da Ferento, decapitato durante la persecuzione di
Diocleziano (285-305) e sorge a circa 5 chilometri dal paese.
Circondata da resti archeologici di vari periodi ha il suo centro intorno al
santuario dedicato al martire ed al convento dei padri passionisti.
Nella necropoli rupestre di S.Eutizio, parte del vasellame della quale è
conservato nel convento, si trovano ipogei posti in file concentriche e
tombe a camera con numerose particolarità (nicchie, aperture nei soffitti,
ecc.).
L’attuale chiesa fu ristrutturata per volontà della famiglia Albani nel 1740
sull’area occupata prima da una basilica paleocristiana, poi da una chiesa
quattrocentesca.
Notevole il campanile di stile romanico.
L’interno è con altare maggiore sopraelevato posto sopra la cripta nella
quale sono conservati i resti di S. Eutizio.
La torre di Santa
Maria di Luco, alta torre a pianta quadrata che spicca in una zona
boscosa, ma pianeggiante, è situata a destra della stradina che unisce
Bassano in Teverina con la frazione di S. Eutizio.
Il basamento è costruito con massi molto antichi probabilmente appartenenti
ad un edificio romano preesistente.
Il resto della torre e di origine medievale.
Nei suoi pressi, come attesta una bolla di Innocenzo IV del 1244, sorse una
abazia benedettina dedicata a Santa Maria di Luco, della quale oggi nulla
rimane.
La contrada Fornacchia è situata a circa 5
chilometri dal centro, sulla strada provinciale Sorianese.
Deriva il suo nome da antiche fornaci di laterizi ivi ubicate.
Nella zona si trovano antichi resti murari, varie tombe a fossa e a grotta e
numerosi cunicoli.
Notevole, nelle vicinanze della contrada, è la chiesa della Madonna del
Carmine, di modeste dimensioni, edificata tra il 1636 ed il 1644, per
volontà di un certo Nicola (o Valerio) Ronciglioni.
Ha un unico altare dietro il quale è un vano adibito a sacrestia.
Sopra ll’altare vi è un quadro raffigurante la Madonna fra sant’Apollonia e
S.Maria Maddalena.
La chiesina di S. Lucia è una costruzione di
piccole dimensioni, sorta con lo scopo di permettere agli abitanti delle
campagne di seguire le funzioni religiose.
Vi si giunge seguendo la Strada provinciale sorianese per circa 3 chilometri
dal centro e prendendo poi una stradina sulla destra.
L'edificio è, da un punto di vista artistico, assai modesto, ma suggestivo
per il luogo in cui è situato.
A pochi metri di distanza sorgono i resti del castello di Fratta,
castelletto del quale rimangono solo residui di mura.
Durante il XIII secolo, pur non avendo importanza strategica, fu al centro
di acerrime contese fra Gatti e Orsini.
La chiesina di S. Angelo è sita sulla strada
provinciale sorianese a circa un chilometro dall'abitato.
Citata già in una bolla d'Alessandro VI nel 1494, fu distrutta e poi
riedificata nel 1596 da Onofrio Cozzi.
Dopo alterne vicende, legate a donazioni e benefici, adesso giace in stato
di semiabbandono.
Tutte le chiese dell'itinerario non sono visitabili all'interno ad eccezione
della chiesa della Madonna del Cannine nella quale la domenica mattina è
celebrata una messa.
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